Polizze catastrofali, marcia indietro sull’ipotesi proroga. Resta l’obbligo per le Pmi
Nessuna ulteriore proroga, al contrario di quanto fatto trapelare prima della fine dell'anno. Dal 1° gennaio è obbligatorio stipulare contratti assicurativi contro danni da calamità naturali, per non essere escluse da bandi e aiuti. CNA: «Incomprensibile e inaccettabile»

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Polizze catastrofali imprese, marcia indietro sulla prorga annunciata e poi smentita.  Anche le piccole e micro imprese con sede in Italia hanno l’obbligo di stipulare un’assicurazione contro i danni derivanti da calamità naturali ed eventi imprevedibili già dal 1° gennaio 2026. Contrariamente da quanto trapelato dal governo – e ripreso da noi come da tutti gli organi di informazione – non è stata prevista nessuna ulteriore proroga per queste categorie di attività.

Il Decreto Milleproroghe infatti ha circoscritto questa possibilità (concedendo altri tre mesi, entro quindi il 31 marzo 2026) solo alle attività commerciali e ai servizi ricettivi.

E così tutte le altre tipologie di attività dovranno attivarsi sottoscrivendo una polizza che deve riguardare i beni iscritti nel bilancio d’impresa, in particolare quelli indicati all’articolo 2424 del Codice Civile, ovvero:

  • Terreni e fabbricati
  • Impianti e macchinari
  • Attrezzature industriali e commerciali

Vediamo i dettagli della misura.

Come funziona l’obbligo

La misura era stata inserita nella Legge di Bilancio 2024 e fissava come prima data di entrata in vigore della misura il 31 marzo 2025 indistintamente per tutte le categorie d’impresa. CNA allora aveva ottenuto la proroga differenziata, che aveva portato l’obbligo a ottobre 2025 per le medie imprese, e per l’appunto al 1° gennaio 2026 per le piccole e micro.

Prima della fine dell’anno era trapelata la possibilità di ottenere un ulteriore slittamento al 31 marzo 2026 per tutte le categorie di attività locali ancora in difficoltà nell’orientarsi con gli oneri della misura. Ma il decreto Milleproroghe, come detto, ha spazzato via questa eventualità eccezion fatta per i negozi e le attività ricettive.

 

Così già dal 1° gennaio di quest’anno tutte le Pmi con sede in Italia, indipendentemente da struttura o dimensione, devono dotarsi di un’assicurazione contro i danni causati da calamità naturali ed eventi straordinari, come terremoti, inondazioni, frane e alluvioni. La polizza deve coprire i danni diretti a fabbricati, impianti, macchinari, attrezzature e terreni, con le compagnie assicurative obbligate a risarcire subito il 30% dei danni per accelerare la ripartenza delle attività.

Cosa succede a chi non si adegua

Al momento non sono previste sanzioni per chi non si adegua, ma ci sono comunque due aspetti da tenere in considerazione in caso di mancato adempimento:

  • al verificarsi di un effettivo evento calamitoso, l’azienda non in regola potrebbe essere esclusa o penalizzata dall’assegnazione di contributi pubblici integrativi
  • le imprese inadempienti potrebbero essere automaticamente escluse da qualsiasi bando o incentivo pubblico.

E se la mia azienda è in affitto?

La legge stabilisce che l’obbligo vale per tutte le aziende italiane. La polizza protegge l’immobile da danni diretti causati da eventi come terremoti, frane, inondazioni e altre catastrofi naturali. È quindi il proprietario che ha la responsabilità di stipulare la polizza per tutelare il proprio investimento. Se l’immobile è locato a un’altra azienda, che esercita la sua attività all’interno della proprietà,  il contratto di locazione potrebbe stabilire delle specifiche responsabilità sulla polizza. In linea generale però possiamo considerare che se proprietario e affittuario sono due aziende distinte, il proprietario si assicura contro i danni alla struttura, mentre al locatario spetta l’onere di attivare una polizza aggiuntiva per proteggere i beni in uso all’interno dell’immobile, come i macchinari, le merci e le attrezzature.

È chiaro che le aziende dovranno coprirsi in autonomia, in assenza di piena capacità statale di copertura, soprattutto là dove lo Stato non arriva più a fronte delle tante catastrofi che la nostra gente ha provato sulla pelle. Ma mancano ancora gli strumenti promessi per una necessaria trasparenza che permetta alle nostre aziende di fare una scelta consapevole. Auspichiamo che questa ulteriore proroga sia sufficiente per dare una risposta adeguata alle nostre imprese.

 

Diego Stimoli

Presidente, CNA Veneto Ovest

Inaccettabile prevedere un trattamento differenziato all’interno del sistema delle micro e piccole imprese. Al contrario la proroga sarebbe stata necessaria alla luce dei gravi ritardi nella definizione dello schema di contratto tipo e nella realizzazione del portale da parte dell’Ivass per consentire alle imprese di confrontare le polizze e scegliere in modo consapevole.

 

Dario Costantini

Presidente Nazionale, CNA

Occhio alle polizze “low cost”

In queste ore diverse compagnie stanno proponendo alle piccole imprese polizze assicurative “low cost”, presentate come la soluzione più semplice e veloce per adempiere agli obblighi di legge. Il rischio, però, è di cadere in un equivoco: si pensa di essere finalmente tutelati, mentre in realtà queste coperture risultano spesso insufficienti proprio quando si verifica un problema serio.

Il risultato? Ciò che dovrebbe essere uno strumento di protezione per l’impresa si trasforma in una spesa sterile, una sorta di nuova “tassa” che non offre alcun reale beneficio. Per questo è fondamentale valutare attentamente cosa copre davvero una polizza, perché il prezzo più basso, da solo, non garantisce la sicurezza di cui un’azienda ha bisogno.

Solo pochissime piccole imprese hanno sottoscritto la polizza, e di queste la maggior parte sta sottoscrivendo polizze da poche centinaia di euro. Strumenti che difficilmente possono assicurare adeguata copertura in caso di calamità. CNA è rimasta l’unica voce fuori dal coro, a chiedere al governo di riaprire un tavolo su questo tema. Chiediamo che vengano esentate le imprese fino a 100 mila euro di fatturato, e chiediamo siano azzerate le imposte sulle polizze assicurative, perché altrimenti questa operazione risulta solo un’altra antipatica tassa. 

 

Diego Stimoli

Presidente, CNA Veneto Ovest

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