Moda Made in Italy, le ombre nelle maglie delle catene complesse
Il caso Loro Piana scoperchia un sommerso dove sono i rapporti poco trasparenti tra marchi e subfornitura a mettere in crisi il sistema. Federmoda ha incontrato il Ministro Urso.

Mario Piotto

Responsabile Comunicazione Istituzionale

Le recenti indagini della Procura di Milano, che hanno coinvolto alcune aziende subfornitrici legate anche a brand del lusso come Loro Piana, riportano al centro dell’attenzione l’urgenza di intervenire sul funzionamento della filiera della moda in Italia. Ieri CNA Federmoda ha partecipato ai lavori del Tavolo moda presieduta dal ministro Adolfo Urso, che nel suo intervento ha ribadito l’impegno del Governo nel promuovere e salvaguardare l’intera filiera della moda, evidenziando l’importanza di consolidare il tessuto produttivo e rilanciarne la competitività a livello nazionale e internazionale.

In particolare, è stato affrontato proprio il tema della tutela del lavoro artigiano e della valorizzazione del capitale umano. I vertici nazionali dell’associazione condannano infatti con fermezza ogni forma di sfruttamento e maltrattamento nel pieno rispetto della dignità delle persone, anche se secondo CNA è altrettanto importante superare la logica del singolo episodio e affrontare con coraggio le cause strutturali che rendono possibile un fenomeno sempre più diffuso.

L’associazione in particolare ha puntato il dito non tanto contro l’illegalità, che va certamente contrastata con fermezza, ma contro il modello stesso con cui alcuni marchi organizzano la produzione, attraverso catene di subfornitura sempre più lunghe e complesse, dove la tracciabilità si perde. Eppure, questi marchi riescono comunque a dichiarare il rispetto formale di audit e codici etici spesso solo di facciata.

È importante sottolineare che audit e certificazioni sono strumenti utili, ma per essere davvero efficaci devono andare di pari passo con un riconoscimento concreto dello sforzo richiesto per superarli: servono tempi di produzione sostenibili, compensi equi per i lavoratori, margini adeguati per le imprese. Altrimenti rischiano di diventare una farsa, che premia solo chi ha le spalle abbastanza larghe per sostenerne i costi.

Filippo Zago

Presidente Federmoda, CNA Veneto Ovest

Contratti sempre più rigidi, prezzi compressi al limite e penali sproporzionate per chi produce: sono questi gli elementi che oggi ostacolano la possibilità di garantire trasparenza, qualità e legalità. Si delinea così un sistema che va ben oltre il rischio d’impresa sostenibile per le piccole e medie realtà, alimentando un meccanismo destinato prima o poi a implodere. Per CNA Federmoda si pone quindi in modo sempre più urgente una nuova visione d’insieme.

Serve una governance della filiera che non scarichi tutto il peso sulle realtà più piccole ma che riconosca e premi chi lavora in modo corretto e trasparente. Un sistema in cui le regole non siano solo obblighi per i piccoli e vetrine per i grandi, ma strumenti equi per tutti. Dove il valore venga distribuito e non concentrato. Il Made in Italy dovrà sempre più essere una costruzione di valore, in cui si intrecciano elementi imprenditoriali con aspetti economici, sociali e ambientali. Non basta più parlare di eccellenza: vogliamo costruire una nuova normalità, in cui chi rispetta le regole diventa la regola. Solo così potrà tornare a essere una vera leva di crescita per tutto il Paese.

Filippo Zago

Presidente Federmoda, CNA Veneto Ovest

Mario Piotto

Responsabile Comunicazione Istituzionale

Condividilo sui social!