I 60 anni della “giovane” associazione
Il 2026 di CNA a Vicenza e Verona è un anno che promette di lasciare il segno. Un traguardo che celebra il passato, continuando a guardare al domani.

Mario Piotto

Responsabile Comunicazione Istituzionale

60 anni CNA

Nel sistema CNA il 2026 si annuncia a più livelli come l’anno della cifra tonda. L’associazione nazionale compie 80 anni, mentre la regionale CNA Veneto raggiunge il mezzo secolo. Ma naturalmente è il “nostro” compleanno quello che sentiamo ancora di più: CNA Veneto Ovest, espressione associativa delle province di Vicenza e Verona, raggiunge quest’anno i 60 anni.

Un traguardo condiviso tra i due territori, dove CNA è presente proprio dal 1966. Un traguardo che parla di passato ma che guarda soprattutto al domani. La territoriale “Veneto Ovest” è infatti giovane, perché nata dall’incorporazione tra le due storiche provinciali nel 2019, ed è giovane soprattutto per visioni e prospettive. Guidata dal 33enne Diego Stimoli, eletto presidente lo scorso giugno, aspira a diventare sempre più riferimento dell’artigianato e dell’imprenditoria diffusa di nuova generazione, e non solo dal punto di vista anagrafico.

La nuova CNA Veneto Ovest promette di fare tesoro della sua storia, ma per trasformarla nella chiave con cui aprire all’impresa che cambia, le porte del domani.

Di seguito l’intervista al Presidente CNA Veneto Ovest Diego Stimoli nello Speciale Associazionismo del Giornale di Vicenza (edizione 24 gennaio 2026)

 

60 anni portati splendidamente, per un’associazione che dalla nascita a oggi continua a essere… presente nel futuro. Sebbene la storia come area vasta sia molto più recente – “Veneto Ovest” è nata ufficialmente con l’incorporazione tra le due aree nel 2019 –, a Vicenza e Verona CNA si prepara a festeggiare l’importante traguardo, che accomuna idealmente le due provinciali proprio dal 1966. E l’obiettivo è ancora una volta rivolto in avanti, per celebrare sì l’esperienza del passato ma come chiave con cui aprire le porte del domani. Ancora tutto da svelare il programma dei festeggiamenti, anche se qualche anticipazione arriva proprio dal presidente, Diego Stimoli.

 

Presidente, tanti auguri a CNA. Che 60esimo sarà?

«Sarà un 60esimo ricco. Ricco di idee, di visioni, di momenti di confronto. Ma anche di festa: stiamo lavorando a un grande evento aperto al pubblico, che possa chiamare davvero tutti a celebrare questo traguardo con noi. CNA è dei suoi soci, ma è soprattutto una forza sociale all’interno del territorio. Da 60 anni portiamo risultati che fanno bene all’intero tessuto dell’imprenditoria diffusa, e per estensione alla comunità. Ecco perché questo è un po’ il compleanno di ognuno di noi».

 

Lei ha appena la metà degli anni dell’associazione che rappresenta. Eppure proprio questo può essere il messaggio più forte che comunica il vostro 60esimo.

«Esatto. Abbiamo 60 anni ma siamo la casa dei giovani che vogliono essere protagonisti, nell’impresa e in generale nel loro tempo. Io ho 33 anni, e non sono un caso isolato. Al mio fianco ho un nuovo gruppo dirigente che per il 30% ha meno di 40 anni, e che per il 70% non ha mai svolto alcun incarico associativo. Segno che avere alle spalle una storia lunga non ci ha resi un’istituzione immobile e chiusa, anzi esattamente il contrario. Merito della mentalità che contraddistingue CNA, giovane anche oltre il mero fattore anagrafico dei singoli. E chi mantiene orientato così il proprio approccio al fare associazione e al fare impresa è sempre in grado di anticipare i tempi».

Abbiamo 60 anni ma siamo la casa dei giovani che vogliono essere protagonisti, nell’impresa e in generale nel loro tempo. Io ho 33 anni, e non sono un caso isolato. Al mio fianco ho un nuovo gruppo dirigente che per il 30% ha meno di 40 anni, e che per il 70% non ha mai svolto alcun incarico associativo. Segno che avere alle spalle una storia lunga non ci ha resi un’istituzione immobile e chiusa, anzi esattamente il contrario.

Diego Stimoli, presidente CNA Veneto Ovest

Tanto futuro, ma a partire dal presente.

«Questo è fondamentale. Tutti promettono i migliori futuri possibili, specie quando si parla ai giovani. Pochi però sanno mettere le promesse in pratica, per farle diventare il presente. Noi abbiamo deciso di impegnarci in questa direzione, che richiede scelte coraggiose, come quella di mettere in prima linea le nuove generazioni, pur nel prezioso solco del passato. E tanti altri hanno deciso di seguire la stessa strada: dal sindaco di Vicenza Giacomo Possamai al nuovo governatore del Veneto Alberto Stefani, mio coetaneo, sono tanti gli “under” che da tutti gli schieramenti si stanno battendo con competenza per rendere questo Paese sempre meno in ritardo rispetto ai ritmi con cui corre il mondo».

E il “vostro” mondo, quello di artigiani e piccoli imprenditori, a che ritmo sta correndo?

«Un ritmo completamente diverso anche solo rispetto a 10 anni fa. Oggi parlare di artigianato vuol dire descrivere una dimensione d’impresa estremamente variegata e complessa, con prospettive ma anche bisogni che hanno sempre meno a che fare con l’abusato concetto di “tradizionale”. Io ho un’azienda che si occupa di servizi digitali e sono artigiano, come artigiano è il piccolo produttore che perfeziona i processi con l’intelligenza artificiale ed esporta manufatti nel mondo. Essere un’associazione che dà risposte a questi nuovi imprenditori “non convenzionali” è la vera sfida del nostro tempo, che chiede di cambiare finalmente le regole del gioco».

 

E a proposito di regole, la vostra battaglia prioritaria è per la revisione della Legge Quadro. Perché sarà decisiva?  

«Perché è chiaro che un impianto normativo fermo a 40 anni fa non può più essere aderente a un contesto così rivoluzionato. Il nuovo artigianato si forma, investe, cresce, pur mantenendo la propria natura produttiva. E perdere il requisito di impresa artigiana perché si assume anche solo un dipendente rischia di affossare l’artigiano visionario, anziché accompagnarlo lungo questo percorso virtuoso. Poi però c’è tutta la sfida per raccontarla meglio, questa professione. Tantissime attività, soprattutto di giovani, faticano a riconoscersi come “artigiane”, perché lo considerano a torto come un approccio superato. Il nostro lavoro deve partire da qui, per tornare a parlare di un artigianato che da 60 anni è la vera fabbrica di futuro».

Mario Piotto

Responsabile Comunicazione Istituzionale

Condividilo sui social!