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VENETO OVEST
Agroalimentare e Ristorazione

Mettiamo fine alla "guerra sociale"

Le imprese e i giovani chiedono la stessa cosa: lavorare. Il focus di Mirco Froncolati (ASA Alto Vicentino) sullo stato dell'economia a Schio e dintorni

April 9, 2021
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Anche nell’Alto Vicentino l’emergenza Covid ha avuto, tra le tante, un’altra conseguenza pesante: uno scollamento più marcato tra le esigenze del mondo imprenditoriale e i bisogni dei cittadini. Interessi differenti che fino a poco tempo fa hanno sempre trovato una convergenza importante, e che oggi invece sembrano aver messo intere categorie “contro” quando si tratta di scegliere cosa sacrificare tra tenuta economica e salute pubblica.


Così parte da CNA l’invito a porre fine a questa “guerra sociale” del nostro tempo, riscrivendo un nuovo paradigma tra società e mondo produttivo, che torni a mettere al centro i bisogni delle persone. Imprenditori, lavoratori e cittadini insieme. «Le imprese – spiega Mirco Froncolati, Presidente ASA Alto Vicentino CNA Veneto Ovest – chiedono naturalmente una cosa sola: poter lavorare. E quindi è chiaro che adesso la priorità è dare la possibilità di tornare alla piena operatività alle attività legate all'accoglienza, alla ristorazione e ai servizi alla persona, che hanno pagato il prezzo più elevato degli stop and go nell’andamento dei contagi e del piano vaccini».


Mirco Froncolati


Tanto più che tra giallo, arancione e rosso la situazione è tutt’altro che rosea anche al punto di vista dei ristori. «Al di là dell’importo effettivo dei contributi, poca cosa per molti, il guaio è che c’è un’intera fascia di piccole attività completamente esclusa da qualsiasi conteggio, perché magari non raggiunge di pochissimo il requisito minimo della perdita del 30% del fatturato 2020 rispetto al 2019. Secondo i dati del nostro Centro Studi quasi il 94% delle attività legate ai servizi infatti si ferma a un calo del 28,4%, quindi chiaro che questo meccanismo per loro sia quasi una beffa».


Ma a chiedere di lavorare non sono solo le attività: anche l’area di Schio infatti fa i conti con un aumento importante della disoccupazione giovanile, dovuta in particolare all’azzeramento dei contratti a chiamata, con un aumento record dei Neet (i ragazzi usciti dal ciclo scolastico che non hanno e non cercano un lavoro) arrivato a raggiungere il 20%.


«Ed è un paradosso – prosegue Froncolati - se si pensa a quante aziende tra le tante che stanno lavorando bene anche adesso, in un’area come questa ad alta vocazione manifatturiera, abbiano il problema opposto. Non trovano cioè figure specializzate da inserire per mantenere la capacità produttiva. Un altro degli effetti assurdi di questo scollamento, che ha cambiato le stesse regole del mercato occupazionale».


Ancora una volta passa dai giovani quindi la possibilità di rimettere in moto il futuro.


«È da loro infatti che dobbiamo ripartire. L’industria locale sarà sempre più tecnologica, se pensiamo a quante opportunità aprirà per esempio il nuovo cablaggio in fibra ottica in corso in quest’area. E per un’industria sempre più digitale e meno “pesante” moltissime sono le opportunità di inserimento anche per le donne, che rappresentano una grossa fetta della platea Neet. Chiaro che anche la formazione deve andare in questa direzione: per questo come associazione siamo al lavoro per arrivare alla massima sinergia con le istituzioni scolastiche di indirizzo tecnico nel territorio, al fine di arrivare a proporre percorsi sempre più di livello. Per formare professionisti con capacità realmente aderenti alle nuove necessità di un mondo che uscirà dalla pandemia non solo completamente cambiato, ma soprattutto con la volontà di ripartire più forte e più veloce di prima».



Foto Pexels

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