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VENETO OVEST

La rivoluzione delle donne

Il Covid rompe gli schemi della "questione femminile". Il rilancio chiede un cambio di prospettiva

March 8, 2021
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Cambiare prospettiva sulla “questione femminile”, per cominciare ad affrontarla da un altro punto di vista: quello di un problema dell’intero sistema Paese, non solo delle donne. In occasione dell'8 marzo, parte da CNA l’appello rivolto al premier Mario Draghi per una politica di rilancio - attraverso i fondi assegnati dal Piano Next Generation EU – che prima ancora di proporre soluzioni di natura economica guidi il Paese in un esercizio di autocoscienza, aiutandolo a porre nei giusti termini le difficoltà e le contraddizioni da risolvere subito.


Cinzia Fabris, presidente CNA Veneto Ovest

 

«Il primo passo? – spiega Cinzia Fabris, presidente CNA Veneto Ovest – Smettere di considerarla soltanto una “questione femminile”, espressione che lo inserisce nel perimetro di una categoria che, quando va bene, viene trattata come “debole”, a suon di aiuti offerti per gentile concessione. In realtà le donne sono sì le vittime di un modello sbagliato, fragile prima del Covid e ora saltato del tutto. Ma questo è un problema che riguarda tutti: meno donne occupate vuol dire meno indotto, e meno indotto significa crollo verticale del Pil. A queste condizioni, difficile per il Paese poter considerare vicina l’uscita dal tunnel della crisi». 

 

I dati Istat su base nazionale indicano che a dicembre 2020 su 101mila occupati persi, 99mila erano donne. Il tasso di occupazione di queste ultime è calato di 0,5 punti, mentre è cresciuto quello di inattività (+0,4 punti). Per gli uomini, al contrario, la stabilità dell’occupazione si è allineata al calo dell’inattività (-0,1 punti). A livello veneto preoccupa il crollo delle assunzioni, che nel caso delle donne ha toccato il -27% rispetto allo scorso anno. 


Elisabeth Sarret, Presidente Impresa Donna CNA Veneto Ovest

 

«È da fine marzo 2020 – aggiunge Elisabeth Sarret, Presidente Impresa Donna CNA Veneto Ovest – che il comitato nazionale CNA Impresa Donna ha lanciato l’allarme sulle pericolose ricadute della pandemia sul lavoro delle donne. L’Europa, insieme al sistema delle grandi riforme e agli investimenti strutturali indispensabili alla ripresa, chiede adesso al nostro Paese un impegno chiaro che possa condurre al superamento dei tanti gap legati al lavoro femminile. Una sfida con un valore anche economico, non solo sociale». 

 

Già nel periodo precedente al Covid infatti il divario di genere si traduceva per l’Italia in un mancato apporto al Pil di circa 268 miliardi (dati Eurostat - Openpolis 2019), pari a oltre il 18%, un dato legato a un tasso di occupazione femminile (48,5%) di quasi il 14% inferiore alla media europea. Tutto questo nonostante gli investimenti del sistema Paese in termini di formazione universitaria, che ogni anno conducono fino alla laurea una platea formata per il 60% da giovani donne, con risultati mediamente migliori dei colleghi maschi anche nelle cosiddette discipline “stem” (scienze, tecnologie, ingegneria e matematica, fonte Almalaurea). 

 

«Abbiamo donne preparate – aggiunge Sarret – su cui il Paese non investe, preferendo mandare in fumo le risorse spese per formarle, e poi intervenire per riportarle in partita quando ormai è tardi, con costosi correttivi che servono a poco. Ecco, il cambio di paradigma sta tutto qui: la donna non è più un “soggetto debole” da includere per incentivo al tavolo delle opportunità, ma è la vera categoria forte, da cui partire per pensare a un rilancio reale del nostro sistema economico. Lo hanno dimostrato alla prova dei fatti le imprese che sono uscite più forti da questo annus horribilis, cioè quelle con più donne in ruoli di vertice». 

 

Da questo punto di vista si guarda con ottimismo alla conferma nell’esecutivo Draghi della Ministra Elena Bonetti alle Pari Opportunità, dopo il percorso condiviso con CNA a livello Veneto per rendere ancora più efficaci e vicini alle esigenze delle donne lavoratrici gli strumenti previsti dal nuovo “Family Act”. Cosa chiedere adesso alla politica per dare ancora energia alla “rivoluzione delle donne”? 

 

«Che condivida questa battaglia culturale - conclude Fabris – e la porti avanti al nostro fianco whatever it takes, per dirla alla Draghi. E da questo punto di vista i valori e le priorità da sempre dichiarati da questo premier possono essere una garanzia. Da parte nostra vogliamo continuare il percorso collaborativo già avviato con il precedente Governo e con le istituzioni del territorio, che hanno consentito di arrivare al Fondo per l’Imprenditoria femminile nella legge di bilancio, e al recente bando per le imprese femminili della Regione Veneto. Misure che mirano a un'impresa non per le donne, ma con le donne».




Foto Unsplash  

 

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