Agroalimentare, l’indagine CNA: piccoli produttori a rischio esclusione dai canali tradizionali
Pesa la scomparsa dei negozi e la pressione della grande distribuzione. L'associazione chiede una strategia che permetta di rinforzare la rete e diversificare gli accessi.

Le piccole imprese agroalimentari del territorio tra Vicenza e Verona si trovano oggi strette in una morsa sempre più evidente: da un lato la progressiva scomparsa dei negozi alimentari di prossimità, dall’altro le difficoltà di accesso alla grande distribuzione organizzata. È quanto emerge dall’indagine realizzata dal Centro Studi CNA sull’accesso al mercato delle imprese di produzione alimentare, che fotografa un sistema distributivo sempre più complesso e poco adatto alle realtà di piccola dimensione.

Il tema riguarda da vicino anche il territorio, caratterizzato da una forte vocazione agroalimentare. Verona rappresenta uno dei principali poli italiani della filiera, con produzioni di eccellenza che spaziano dal vino all’ortofrutta e un ruolo di primo piano nell’export nazionale. Vicenza, dal canto suo, si distingue per una rete diffusa di piccole e medie imprese legate alla trasformazione alimentare e alle produzioni locali, che costituiscono una parte importante del tessuto economico provinciale.

Proprio queste imprese sono oggi le più esposte ai cambiamenti del mercato. Secondo l’indagine CNA, oltre il 75% degli operatori nei due territori considera la riduzione dei piccoli negozi alimentari un problema rilevante, mentre il 65% segnala margini economici troppo bassi e oltre il 40% lamenta tempi di pagamento troppo lunghi. Dati che descrivono una difficoltà diffusa nel collocare i prodotti in modo sostenibile.

Le nostre imprese agroalimentari rappresentano un patrimonio economico e culturale fondamentale per territori come Vicenza e Verona, ma oggi si trovano strette tra la scomparsa dei canali tradizionali e le difficoltà di accesso alla grande distribuzione. Il rischio concreto è che produzioni di qualità, legate al territorio, fatichino sempre di più a trovare spazio sul mercato, non per mancanza di domanda, ma per un sistema distributivo che non è costruito su misura per le piccole imprese.

Giorgio Castellani

Presidente Agroalimentare, CNA Veneto Ovest

Negli ultimi anni, infatti, il sistema di vendita è profondamente cambiato: i negozi di vicinato, tradizionale punto di sbocco per le produzioni artigianali, si sono drasticamente ridotti, mentre la grande distribuzione ha superato il 70% delle vendite alimentari. Un’evoluzione che ha aumentato la concentrazione del mercato e il potere contrattuale degli operatori più grandi, rendendo più difficile l’ingresso per le piccole realtà.

Le imprese stanno cercando di reagire, puntando su nuovi canali come l’export (da sviluppare in futuro per il 34,2% delle imprese), l’e-commerce (utilizzato solo dall’11,9% ma strategico per il 32,5%) e la vendita diretta (il 20,3% è interessato a potenziarla), ma la transizione non è semplice. Il modello produttivo locale resta infatti fortemente legato alla qualità, alla relazione diretta con il cliente e alla dimensione territoriale, elementi che spesso mal si conciliano con le logiche della grande distribuzione.

Le imprese stanno facendo uno sforzo importante per innovare e diversificare i canali di vendita, ma non basta. Serve una strategia che rafforzi i canali locali e renda più accessibile il mercato, altrimenti rischiamo di perdere una parte importante del nostro sistema produttivo.

Giorgio Castellani

Presidente Agroalimentare, CNA Veneto Ovest

Per CNA diventa quindi centrale intervenire su più fronti: sostenere il commercio di prossimità, semplificare gli adempimenti burocratici e favorire strumenti che permettano alle piccole imprese di accedere al mercato in condizioni più eque. In gioco non c’è solo la competitività delle imprese, ma anche la tenuta economica e sociale dei territori.

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