Le polizze catastrofali restano un obbligo per le imprese, ma sul fronte degli incentivi pubblici arrivano chiarimenti che ridimensionano molte delle preoccupazioni emerse nelle ultime settimane. Il nuovo Codice degli incentivi entrato in vigore il 1° gennaio (D.Lgs. n. 184/2025) mette infatti nero su bianco un punto chiave: la mancata stipula della polizza non blocca gli incentivi automatici.
Il nodo principale riguardava il rischio, temuto da molte imprese, di perdere qualsiasi forma di sostegno pubblico. Rischio che, alla luce dei chiarimenti normativi, non riguarda le agevolazioni fiscali senza istruttoria preventiva.
Nel dettaglio, non scatta l’esclusione per:
- le detrazioni fiscali legate alla riqualificazione energetica o sismica degli immobili strumentali;
- i crediti d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, quando è previsto solo il monitoraggio delle risorse;
- gli incentivi in materia di accisa.
Diverso il discorso per le misure che prevedono una valutazione vera e propria. In questi casi, l’obbligo assicurativo resta una condizione di accesso.
Era necessario fare chiarezza perché stavano circolando letture allarmistiche. Gli imprenditori che non sono ancora in regola possono tirare un primo sospiro di sollievo: bonus e detrazioni fiscali non vengono meno anche in assenza della polizza. Resta però un punto fermo: contributi a fondo perduto, finanziamenti agevolati, garanzie pubbliche – incluso il Fondo di Garanzia PMI – e interventi nel capitale di rischio restano preclusi. Ed è una sanzione indiretta tutt’altro che marginale.
L’obbligo assicurativo contro i danni da sismi, alluvioni, inondazioni, esondazioni e frane è stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 e riguarda i beni iscritti a bilancio: fabbricati, impianti, macchinari e attrezzature.
Le scadenze variano in base alla dimensione d’impresa:
- grandi imprese: termine scaduto il 31 marzo 2025;
- medie imprese: adeguamento entro il 1° ottobre 2025;
- micro e piccole imprese: scadenza al 31 dicembre 2025, con proroga al 31 marzo 2026 solo per turismo, somministrazione e pesca.
Il problema è che gli strumenti promessi per garantire trasparenza e confronto tra le polizze non sono ancora operativi. Senza uno schema di contratto chiaro e senza un portale che permetta di comparare le offerte, alle aziende viene chiesto di scegliere al buio. Al governo abbiamo chiesto che vengano esentate le imprese fino a 100 mila euro di fatturato, o quantomeno vengano azzerate le imposte sulle polizze assicurative, perché altrimenti questa operazione risulta solo un’altra antipatica tassa. Agli imprenditori in questo momento possiamo solo dire di guardarsi intorno e richiedere più preventivi, diffidando dalle soluzioni “low-cost” che fanno tutto tranne che tutelare.


