Nel vortice dei dazi USA: un’intesa che pesa sul Made in Italy veneto
Dazi al 15% e scambio sfavorevole euro-dollaro: un doppio colpo per l’export. CNA chiede sostegni per le PMI e un’Europa unita nel negoziato

Mario Piotto

Responsabile Comunicazione Istituzionale

CNA dazi usa CNA Veneto Ovest

L’intesa raggiunta tra Commissione Europea e Stati Uniti sul tema dei dazi prevede un livello medio del 15%, una soglia che, secondo CNA, rischia di avere effetti molto pesanti sull’economia italiana e sul nostro sistema produttivo, già messo alla prova da crisi geopolitiche, caro energia, rallentamenti negli ordini e instabilità valutaria.

Per l’Italia, che è tra i principali esportatori verso il mercato americano, la misura si traduce in un colpo diretto soprattutto per le piccole e medie imprese, che rappresentano la struttura portante del nostro tessuto industriale. Il peso dei dazi si somma infatti all’apprezzamento dell’euro sul dollaro, che negli ultimi mesi ha eroso i margini di competitività delle nostre aziende sui mercati internazionali. Secondo CNA, serve un’azione europea compatta, ma anche un piano nazionale di sostegno alle imprese che rischiano di essere travolte da questa nuova pressione.

Una posizione condivisa anche da CNA Veneto Ovest, che attraverso le parole del presidente Diego Stimoli mette in luce gli impatti diretti per le imprese di Vicenza e Verona, due province fortemente esposte verso l’export statunitense.

Il nuovo assetto dei dazi al 15% rischia di colpire duramente anche il nostro territorio dove l’economia si fonda su una filiera manifatturiera fortemente votata all’export, fatta di piccole e medie imprese nei settori chiave della meccanica, della moda, dell’agroalimentare e dell’arredo. L’intesa tra Commissione UE e Stati Uniti, così com’è, non è soddisfacente: si scrive 15 ma si legge 30, perché i costi reali per le nostre imprese saranno ben superiori. A peggiorare il quadro c’è infatti l’apprezzamento dell’euro sul dollaro, che negli ultimi mesi ha sfiorato il 15%, riducendo ulteriormente la competitività del Made in Italy.

Vicenza e Verona vantano una fortissima esposizione sul mercato americano: l’export diretto e indiretto verso gli Stati Uniti coinvolge centinaia di imprese, spesso artigiane o di piccola dimensione, che non hanno la forza di assorbire shock esterni come questo. Per le micro e piccole imprese, gli USA valgono oltre il 14% delle esportazioni: parliamo di macchinari, componentistica, abbigliamento, vino, mobili. E il dato è in crescita: nei primi mesi del 2025 le nostre esportazioni verso gli Stati Uniti sono aumentate dell’8,4%, mentre quelle verso la Germania – primo mercato europeo – sono addirittura scese. Questo significa che il Made in Italy funziona, attira, convince. Ma senza protezioni adeguate, rischia di spezzarsi.

Occorre che l’Europa parli con una sola voce: è impensabile che l’Italia possa trattare da sola, ma è fondamentale che le esigenze di artigiani e piccole e medie imprese restino centrali nel negoziato. Allo stesso tempo, servono compensazioni rapide e strumenti concreti. Proponiamo l’attivazione di un fondo specifico per sostenere le PMI colpite da questa misura, attraverso contributi diretti per la partecipazione a fiere internazionali, voucher per la digitalizzazione dell’export e il potenziamento della rete dei Desk ICE nelle aree più strategiche degli USA. Non possiamo permetterci di fermarci: le nostre imprese stanno già affrontando un quadro complesso fatto di burocrazia, caro energia, difficoltà di accesso al credito e, come se non bastasse, pagamenti fuori controllo. Circa la metà delle imprese viene pagata oltre i termini, e ogni crisi, anche lieve, peggiora la situazione. Fare impresa oggi è un atto di coraggio, ma non possiamo chiedere ai nostri imprenditori di combattere da soli.

CNA è al lavoro per elaborare soluzioni e portarle nei tavoli istituzionali. Servono risposte ora, non promesse future.

Diego Stimoli

Presidente, CNA Veneto Ovest

Mario Piotto

Responsabile Comunicazione Istituzionale

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